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Notizie
non facciamo passare le tag cloud per una cosa seria

Porto solo due argomenti. Il primo: le tag cloud non hanno nulla di obiettivo , come dimostra il fatto che, dato uno stesso testo, possono prodursi tag cloud diverse. Il «Post» ha verosimilmente usato Descuento Extremadamente Scarpe sportive nere con chiusura velcro per uomo Dek Más Reciente Es El Precio Barato De Bajo Costo Para La Venta Ofertas De Venta Buscando eLb0g
per fare le sue tag cloud. L’ho usato anch’io. Ne sono usciti due risultati diversi, anche se molto simili (la nuvola del «Post» è quella rettangolare, la mia è quella ovoidale):

tag cloud non hanno nulla di obiettivo

Analogo, ma non identico il risultato proposto dal «Corriere della sera»:

Invece, chi usa un altro servizio di costruzione di tag cloud (per es. tagul ) ottiene un’immagine del discorso di Napolitano sensibilmente diversa:

In realtà, le parole «piene» più frequenti nel discorso di Napolitano sono: Italia (15 occorrenze), italiani (9), Stato (8), nazionale (7), politica (7), può (7). Lascio ai lettori giudicare se le tag cloud trasmettano bene questo dato di fatto e decidere quale delle tag cloud qui riprodotte rappresenti meglio questo dato di fatto.

Non dimentichiamo, poi, che se uniamo le forme flesse (cioè i singolari e i plurali, i maschili e i femminili, o le diverse forme dei verbi), Italia resta a quota 15, ma viene raggiunta dall’aggettivo possessivo nostro, italiano sale a quota 10, come stato (ma una cosa è il nostro Stato, altra cosa gli Stati Uniti e gli stati islamici), la frequenza di nazionale ha un incremento di una sola unità, mentre alle 7 occorrenze di politica si aggiungono le 6 di politiche (ma anche qui, singolare e plurale attivano accezioni diverse del nome) e i 7 può diventano 17 occorrenze del verbo potere . Di tutto questo le tag cloud non possono tener conto.

uniamo le forme flesse

Ma c’è anche un altro fatto di cui le tag cloud non possono tener conto: quanto di quel che appare dalle affascinanti nuvole è davvero significativo, e cosa invece è consueto nei discorsi di fine anno dei presidenti della Repubblica, di tutti i presidenti della Repubblica? Non sono in grado di fare, oggi, questa analisi per il nono discorso di Napolitano. Ma, assieme ad Arjuna Tuzzi, avevo analizzato, subito dopo che era stato pronunciato, il discorso del 2006 e il «Corriere della sera» ne aveva dato conto .

quanto di quel che appare dalle affascinanti nuvole è davvero significativo, e cosa invece è consueto

Avevamo esaminato, soprattutto, le parole usate esclusivamente d Napolitano e quelle che nel discorso del 2006 risultavano specifiche del nuovo presidente, in quanto avevano una frequenza particolare rispetto ai predecessori. Le parole più interessanti erano risultate essere sintonia , pazientemente , coesione (soprattutto nella sequenza coesione sociale e civile ), condiviso : questo nucleo di parole rappresentava al meglio il fulcro del primo discorso di fine anno di Giorgio Napolitano (e anche quello del discorso di insediamento); poi femminile (in particolare nell’espressione energie femminili) , in nero, occupato, salario , associazionismo ( laico e religioso ), disgregazione , delirio ( di violenza ), degrado , malavita.

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Sport e salute

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cristianocaporali Lascia un commento

Nel campo della nutrizione sportiva si parla molto spesso del ruolo dei carboidrati nella prestazione di endurance. E’ assodato che la deplezione del glicogeno ha un effetto negativo sulla prestazione sportiva, tuttavia la domanda che si pone è : “ E’ sempre consigliabile eseguire gli allenamenti con le riserve di glicogeno integre?” In questo articolo vorrei porre all’attenzione alcune ricerche che stanno proponendo un approccio nutrizionistico “periodizzato”, ovvero che è adattato fino al singolo allenamento. Molti studi mostrano come eseguire allenamenti di endurance con scarse disponibilità di glicogeno possa indurre adattamenti che sono talvolta superiori rispetto a quanto avviene a riserve integre. Bartlett e collaboratori (2015) hanno mostrato come allenamenti eseguiti in carenza di glicogeno (training low) inducano l’attivazione di segnali chiave a livello cellulare (AMPK, p38MAPK), di fattori di trascrizione (p53, PPARδ) e co-attivatori della trascrizione (PGC-1α) i quali concorrono alla biogenesi mitocondriale. Il risultato finale di questa up regolazione è l’aumento del numero e della massa mitocondriale. Giacché i mitocondri sono gli organelli in cui avvengono le reazioni biochimiche che producono ATP per via aerobica, è evidente il vantaggio in termini di miglioramento della prestazione che questa tipologia di allenamento può indurre. Ovviamente, come rimarcato nella review di Barlett, le strategie alimentari devono essere pianificate con gli allenamenti ed inserite in un contesto in cui si combinano allenamenti in deplezione di glicogeno con allenamenti a riserve integre, questo al fine di evitare una minore attitudine delle cellule ad utilizzare glucosio come substrato per la sintesi di ATP. Il glicogeno è un polimero ramificato del glucosio, si tratta di una lunga catena di molecole di glucosio saldate insieme da legami α 1-4 e α 1-6. La configurazione tridimensionale del glicogeno permette di contenere un gran numero di molecole di glucosio in uno spazio ridotto. La maggior parte del glicogeno è conservato nel fegato (circa 100g) e nei muscoli (350-700g in base al tipo di alimentazione, tipo di fibre muscolari e stato di allenamento). Il livello critico di glicogeno muscolare è circa 250-300 mmol per kg di peso secco. Sotto tale livello si verifica un malfunzionamento della funzione del reticolo sarcoplasmatico, con una diminuzione del rilascio di Ca 2+ (Ortenblad et al. 2011) che sappiamo essere un elemento necessario per la contrazione muscolare. La distribuzione del glicogeno nelle fibre muscolari vede un 5-15% nella zona subsarcolemmale, 75% nella zona inter-miofibrillare e 5-15% nella zona intra-miofibrillare (Ortenblad et al. 2013). Questa distribuzione risponde a diverse esigenze energetiche della fibra motoria. Il glicogeno inter-miofibrillare alimenta il rilascio del Ca 2+ dal reticolo sarcoplasmatico permettendo l’attivazione del sito della tropomiosina, condizione indispensabile per il processo di legame tra actina e miosina e quindi, su macro scala, per la contrazione muscolare. Il glicogeno intra-miofibrillare è la risorsa energetica utilizzata durante gli esercizi ad alta intensità (Nielsen et al. 2011). La deplezione del glicogeno intra-miofibrillare è associata con la fatica muscolare (Nielsen et al. 2010). L’utilizzo del glicogeno quale substrato per la sintesi di ATP è in relazione all’intensità dello sforzo e va a sostituirsi, percentualmente, ai lipidi che generalmente sono dominanti ad intensità basse (35-65%). E’ anche noto che qualora i livelli di glicogeno scendano oltre una determinata soglia, anche il ricorso ad altri substrati come i lipidi diviene difficoltoso a causa della mancanza di ossalacetato quale substrato del ciclo dell’acido citrico. Cochran e collaboratori (2015) hanno mostrato come gli adattamenti indotti dall’allenamento intervallato siano simili quando i soggetti eseguono l’allenamento in condizioni di integrità di glicogeno o di deplezione. Nel loro studio hanno sottoposto due gruppi di soggetti attivi alla medesima condizione sperimentale che consisteva nell’eseguire un doppio allenamento giornaliero costituito da HIT (5×4’ al 60% della potenza massima con recupero di 2’ tra le ripetizioni) tra un allenamento ed il successivo passavano 3 ore in cui un gruppo assumeva 195 grammi di carboidrati mentre l’altro solo 17 grammi. Al termine dello studio è risultato che il contenuto di mitocondri, dell’enzima citrato sintasi e della citocromo c ossidasi erano equiparabili. Questo dato, insieme a quanto rilevato da Hulston (Hulston et al. 2010) riguardo l’incremento dell’ossidazione lipidica in seguito ad allenamento in deplezione di glicogeno e da Yeo e collaboratori (2008) i quali hanno mostrato che dopo tre settimane di allenamento in deplezione di glicogeno i risultati in una prova a cronometro di 60’ erano comparabili con la condizione di integrità delle scorte, fanno presupporre che a parità di performance esibita l’allenamento in deplezione porta ad un maggior affidamento sul substrato lipidico con risparmio di glicogeno che rimane disponibile ulteriori incrementi di intensità. Negli esercizi di forza la re sintesi dell’ATP avviene quasi esclusivamente attraverso la glicolisi la quale, come sappiamo utilizza il glucosio in via esclusiva quale substrato. Un tipico allenamento di forza è in grado di ridurre le riserve di glicogeno tra il 24 ed il 40% (MacDougall et al. 1999). La percentuale di riduzione dipende dal tipo di allenamento eseguito con la maggior riduzione osservata in esercitazioni con basso carico e alto numero di ripetizioni specialmente a carico delle fibre di tipo II. A livello di adattamenti cellulari si pensa che un ruolo chiave sia giocato dal proliferator-activated γ-receptor co-activator 1α (PGC-1α). L’aumento dell’attività del PGC-1α e del volume mitocondriale aumenta la capacità ossidativa attraverso l’incremento della beta ossidazione a “danno” della glicogenolisi con conseguente risparmio di glicogeno (Margolis et. Al 2013). PGC-1α è responsabile dell’attivazione dei fattori di trascrizione nucleari NRF-1 e NRF-2 e mitocondriali Tfam che hanno come risvolto la biogenesi mitocondriale. L’esercizio prolungato di endurance richiede una grande quantità di ATP, per fornire energia questa molecola deve essere deforsorilata, ovvero deve perdere uno o due dei tre gruppi fosforici legati. Quando perde un solo fosfato il metabolita che resta è ADP, se ne perde due AMP. L’accumulo di ADP e AMP induce l’attivazione di AMPK che è un segnalatore energetico utile per ripristinare l’equilibrio energetico cellulare. Riassumendo quello che accade è rappresentato nella figura sottostante: l’esercizio di endurance aumenta Ca2+, ADP, AMP e l’epinefrina. Oltre a questo si riduce il glicogeno presente nei muscoli che stanno lavorando, attivando le proteine segnale AMPK e p38 MAPK che attivano e traslocano PGC-1α nel mitocondrio e nel nucleo, quest’ultimo induce la formazione di nuovi mitocondri (mito biogenesi). E’ chiaro che se le riserve di glicogeno sono già scarse ad inizio dell’allenamento le vie AMPK e p38 MAPK saranno potenziate.

Essere Felici Blog Crescita Personale e Spirituale
crescita personale Come liberarsi dal passato in 5 mosse – Vecchie feriteaddio!
Posted on 04/01/2016 by Kappa Sneaker Donna Nero Nero 40 EU La Venta En Línea Barata Venta Compras En Línea Falso Cuánto Cuesta HFTCzRqRBk
24 commenti

Tutti abbiamo vecchie ferite che ci portiamo dietro come zavorre… finché non ci rompiamo le scatole e ce ne liberiamo, giusto? Ci sono zavorre più o meno pesanti, alcune inimmaginabili e dolorosissime.

Potrei portarti l’esempio di alcune mie ferite che per tempo mi hanno rovinato la vita, ma di certo non saranno mai fastidiose come quelle che si portano dietro le persone vittime di abusi sessuali, di violenza, di morte di persone care, ecc…

Nonostante questo raggrupperei tutte queste ferite in un unico recipiente: il recipiente delle zavorre del tempo passato , sei d’accordo? Ciò che è passato è passato e non possiamo permettere a ciò che è stato di rovinare il tempo presente… sono stato poco chiaro? Riproviamo: Il passato è un’illusione , meglio?

il recipiente delle zavorre del tempo passato

Se con la testa continui a vivere in un tempo che non c’è più l’unico risultato che otterrai prenderà il nome di senso di colpa o rancore. Spesso le persone trovano più facile essere un risultato del passato che una delle cause del futuro.

Capita di trovare persone che non vedono l’ora di raccontarci delle loro sfortune, di come la vita le abbia punite ingiustamente… e fanno questo perché provano profondo piacere nell’essere commiserate e attirare così l’attenzione su se stesse.È come se raccontando delle proprie vecchie ferite possano ottenere il potere sugli altri, elevandosi e distinguendosi dalla massa.

Non ho detto che non sia bene tirare fuori quello che abbiamo dentro. Ci mancherebbe! Sarebbe anormale non farlo. Se viviamo una brutta esperienza, se affrontiamo un brutto periodo, è sicuramente una buona cosa confrontarci e aprirci con qualcuno. Anche solamente il fatto di parlare dell’accaduto ci aiuta a fare chiarezza dentro noi… ma un conto è parlarne, un conto è abusare dell’accaduto per cucire su se stessi l’abito della vittima che non intende reagire.

Liberati dal passato nel modo più semplice: smettendo di credere che ciò che è successo altre volte sia destinato a ripetersi. [Susanna Schimperna]

Perché vedi, per distinguersi da tutti gli altri, ci sono due modi: c’è chi vuole distinguersi facendo qualcosa di speciale, che porti valore agli altri, e c’è chi va nella direzione opposta…

Dici che ci sono andato pesante? Pazienza… Se ti ho in qualche modo offeso mi dispiace, abbandona il blog di Essere Felici e cerca il blog Essere Tristi, forse lo trovi. Altrimenti continua a leggere

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